Jennelle Schroder voleva solo poter prendersi cura del suo bambino tanto quanto Sam.

Ma prima di poterlo fare, ha dovuto sentirsi dire una cosa che ancora oggi la lascia perplessa: uno sconosciuto le disse che non avrebbe dovuto avere figli. Jennelle è cieca e si sposta con un bastone, e quel commento, fatto da qualcuno che non la conosceva, l’ha offesa. La sua reazione non è stata mettersi a discutere. È stata cercare soluzioni. Una delle sue sfide più grandi è stata trovare un passeggino che potesse usare mentre si spostava con il bastone. Dopo aver cercato a lungo, ha contattato online un’altra donna cieca, questa volta nel Regno Unito, che le ha parlato di un passeggino che poteva trainare accanto a sé. Un altro consiglio utile è arrivato da un gruppo di sostegno per genitori con disabilità visiva.

A Brisbane, Sarah Evans conosce bene questo percorso. Ha una degenerazione maculare, usa un bastone ed è madre di due figli, di 11 e 13 anni, entrambi vedenti. Ha iniziato come partecipante a un corso di otto settimane organizzato da Vision Australia e oggi lo conduce: insegnano ai genitori come tagliare in sicurezza le unghie di un neonato, somministrare farmaci, tenere d’occhio i bambini al parco e parlare loro della cecità. Secondo Sarah, la parte più difficile non sono i compiti da svolgere, ma gli atteggiamenti dei familiari e degli sconosciuti. Alcuni genitori si sentono dire «che coraggio ad avere figli»; altri, «quanto sei egoista». La mette così: «I miei figli arricchiscono la mia vita semplicemente guardandoli crescere e svilupparsi».

