60 ore sono più di due giorni interi.
È questo il tempo che una bambina di appena sei anni è rimasta intrappolata sotto pietre, travi di legno e lamiere a Timure, un villaggio nel nord del Nepal, vicino al confine con la Cina.

Tutto è iniziato il 26 agosto 2026, quando un’improvvisa alluvione ha spazzato via la zona e sepolto intere case lungo il corso dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli. Mentre centinaia di persone risultavano ancora disperse e l’esercito faceva sorvolare in elicottero le strade distrutte, un gruppo di soccorritori non ha mai smesso di scavare.
Lo hanno fatto a mani nude. Pietra dopo pietra, asse dopo asse, finché non hanno aperto un varco abbastanza grande da raggiungerla. Sabato 29 agosto, l’hanno portata fuori tra le braccia, con il corpo esanime, senza sapere ancora se avrebbe reagito. La Forza di polizia armata del Nepal ha registrato proprio quel momento.
Poco dopo, un’altra immagine ha fatto il giro del mondo: la stessa bambina, ora avvolta, sveglia e intenta a mangiare presso un vicino posto di sicurezza. In mezzo a una tragedia che ha causato centinaia di morti, lei è ancora qui, con tutta la vita davanti.
