Chandika Kumari Shrestha era già, per quanto riguardava la sua famiglia, un corpo da seppellire. Le inondazioni avevano devastato Betrawati, nel distretto di Nuwakot, e la sua casa di quattro piani era finita inghiottita dal fango, compattatosi quasi come cemento. Senza un corpo né alcuna traccia di lei, i parenti iniziarono il periodo di lutto indù di 11 giorni.

Dieci giorni dopo, una squadra di soccorso stava attraversando le macerie del villaggio quando sentì qualcosa di impossibile: una voce che chiedeva aiuto. Sotto tonnellate di sedimenti, in una sacca d’aria apertasi tra l’acqua e il fango, Chandika era riuscita a resistere senza vedere la luce del giorno. L’ufficiale Mahendra Darnal guidò quel sabato un’operazione durata 45 minuti per tirarla fuori viva.

Fu portata immediatamente in un ospedale militare mentre la sua famiglia, ha raccontato Darnal, era ancora nel pieno del lutto. A Betrawati, le squadre continuano a recuperare corpi tra le rovine di una valle che un’alluvione aveva spazzato via completamente. Contro ogni previsione, lei è stata l’eccezione.
