Vincent Pastore è morto sabato nella sua casa nel Bronx. Aveva 80 anni e una storia che quasi non è mai stata raccontata.
Era nato in quello stesso Bronx nel 1946. Andò in Vietnam. Tornò. Studiò teatro alla Pace University e poi scomparve nella vita reale: locali notturni, l’industria della vita notturna, al volante di una limousine.
Aveva 42 anni quando ottenne il suo primo ruolo cinematografico.
Non era un prodigio. Non era un bambino scoperto per caso. Era un uomo che continuava ad aspettare quando la maggior parte delle persone aveva già riposto il sogno in qualche cassetto. Un giorno, i fratelli Dillon salirono sulla sua limousine. Andarono a vederlo recitare in una pièce comunitaria. Kevin Dillon gli aprì la porta.

Poi arrivarono Quei bravi ragazzi, Carlito’s Way. Ruoli piccoli, quasi invisibili. Finché nel 1999 David Chase gli diede Salvatore «Big Pussy» Bonpensiero: il migliore amico di Tony Soprano, quello che lo tradisce, quello che finisce sul fondo del mare.
Una delle morti più memorabili nella storia della televisione.
Il suo rappresentante Robert Attermann lo ha espresso con precisione: “Per il mondo, sarà sempre l’indimenticabile Big Pussy, ma per chi di noi lo conosceva, era molto di più.”
Bob McGown, il suo manager, lo ha riassunto così: era generoso, aiutava chiunque, e questo, ha detto, è raro in questo settore.
C’è un’ironia che la vita di Pastore ha voluto sottolineare: ha trascorso anni a interpretare l’uomo che tradiva i suoi amici, e si è rivelato esattamente il tipo di persona che non l’avrebbe mai fatto.
Lascia una figlia, Renee. E un personaggio che la televisione non dimenticherà.
Riposa in pace, Vinnie. 🕊️
