Por Upsocl
22 septiembre, 2022

La ciclista britannica Emily Bridges vuole solo essere accettata, con la sua nuova identità di genere, e spera che gli altri le permettano di continuare a praticare lo sport che tanto ama. Ma ci sono delle atlete che non sono d’accordo. “Non è corretto e la gente deve iniziare a comprenderlo o questo sport andrà a rotoli per le future generazioni femminili”, ha ammesso la campionessa di nuoto, ormai ritiratasi, Sharron Davies.

La tematica dell’inclusione delle persone trans nella società e il rispetto dell’identità di genere è molto attuale ed è per questo che ne vogliamo parlare anche qui, in modo da sensibilizzare la gente e parlare di situazioni parallele che potrebbero svilupparsi e che bisogna tenere in considerazione.

Fra queste, la partecipazione della comunità trans a vari sport femminili, nei quali le atlete transessuali potrebbero risultare spesso un problema, visto che a detta di molti, avrebbero dei vantaggi in più, come ad esempio una forza maggiore. Gli sport più colpiti da questa problematica sono i pesi e il ciclismo.

Sky News

Ed è proprio in quest’ultimo che di recente è nata una polemica. Si tratta di Emily Bridges, una ciclista transgender di origini britanniche, di 21 anni, che fino al mese scorso aveva gareggiato nella categoria maschile.

Questa situazione ha generato incertezze e ripudio fra le donne cis che dovranno partecipare al Campionato Nazionale Omnium, nella città di Derby, fra cui la campionessa olimpionica per cinque volte, Dame Laura Kenny. Altre hanno paura di affrontare il discorso, a detta del Daily Mail.

Dato che si è sottoposta al trattamento ormonale per la sua transizione, la signorina Bridges può già competere nel ramo femminile dei diversi campionati di ciclismo. A quanto pare, non supera i livelli di testosterone consentiti, ma ciò non toglie che abbia dei vantaggi rispetto alle sue colleghe.

Emily Bridges

Questa giovane atleta potrebbe gareggiare nella squadra femminile della Gran Bretagna anche alle Olimpiadi di Parigi, che si terranno nel 2024. Ma numerose cicliste sono scese in campo per opporsi alla situazione, e alcune di queste si sono persino messe in contatto con l’ex medaglista olimpionica di nuoto, Sharron Davies, in cerca di aiuto, visto che temevano di poter ricevere una punizione se l’avessero detto in pubblico.

“La Federazione Britannica di Ciclismo dovrebbe vergognarsi. Ho parlato al telefono con delle ragazze alquanto angosciate. Si sentono frustrate e deluse”, ha commentato Sharon Davies.

“Non si tratta di discriminazione sessuale, nel modo più assoluto. Ma è chiaro che ridurre il testosterone non vuol dire limitare il vantaggio della forza maschile”, ha aggiunto.

Sky News

L’atleta ci ha tenuto a spiegare il suo punto di vista aggiungendo che non si tratta di non voler includere Emily Bridges. Il fatto è che esiste una differenza dal punto di vista fisico. In quanto al curriculum di questa giovane donna transessuale, nel 2018, quando competeva ancora nei panni di un uomo, aveva stabilito un record nazionale giovanile maschile, di 25 miglia.

“Emily ha un vantaggio rispetto alle altre, un vantaggio che è ingiusto. Ha gareggiato nella categoria maschile con molto successo, lo scorso anno. Adesso ha livelli più esigui di testosterone, ma la situazione non cambia. Non è giusto e la gente deve iniziare a capirlo o questo sport non verrà più effettuato dalle future generazioni femminili di cicliste”, ha ammesso.

The Times

I membri della Federazione Britannica di Ciclismo, in accordo con la politica sulle atlete transessuali, affermano che la loro decisione “è basata su studi scientifici oggettivi, per poter garantire l’uguaglianza e la sicurezza all’interno di tale disciplina”.

Getty

E aggiungono: “I livelli di testosterone continuano ad essere il metodo principale per decidere se gli sportivi devono competere nelle categorie maschili o femminili”.

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