Por Upsocl
24 January, 2023

Pamela Ricard, docente di matematica di una scuola media situata a Fort Riley, nel Kansas, Stati Uniti, aveva affermato che per motivi religiosi non avrebbe mai potuto usare altri pronomi che non fossero quelli assegnati alla nascita. La comunità LGTBIQ+ si è scagliata contro di lei.

Con la conquista di diritti e spazi, adesso la comunità LGBTIQ+ si aspetta finalmente che la gente rispetti le varie identità di genere, trattandole con rispetto. Tuttavia, vi è ancora chi non accetta tale diversità. Di conseguenza, alcuni si sentono comunque offesi, dato che c’è chi continua a non riconoscerli nel modo in cui loro desiderano.

Questo è ciò che di solito accade alla gente transgender, siccome esistono ancora delle persone che non credono che si possa cambiare identità sessuale. Un caso simile è quello che ultimamente ha sorpreso la comunità LGBTIQ+ del Kansas, Stati Uniti, dopo che un’insegnante è stata sospesa per essersi rifiutata di chiamare una studentessa transgender con il pronome che preferiva.

Pamela Ricard

Lei è Pamela Ricard, professoressa della scuola media Fort Riley, una donna con credenze religiose che, giustamente, le hanno impedito di rivolgersi ai suoi alunni con pronomi diversi da quelli assegnati loro alla nascita, secondo quanto riportato dal sito web CNN. Ciò è successo, nello specifico, con una ragazzina nata donna, ma che in realtà si sente uomo. L’alunna aveva chiesto alla professoressa di usare con lei il pronome maschile, ma questa si era rifiutata categoricamente.

In pratica, la donna per essere andata contro la Politica di Diversità e Inclusione delle Scuole della Contea di Geary, è stata allontanata momentaneamente dal proprio incarico. Tuttavia, credeva di poter vincere la causa, per cui ha anche sporto denuncia dicendo che non avrebbero potuto violare le sue credenze religiose. E alla fine ce l’ha anche fatta.

CNN

“Nessun distretto scolastico dovrebbe obbligare i maestri a partecipare a discorsi che potrebbero violare le loro credenze religiose profondamente radicate”, avrebbe affermato Tyson Langhofer, direttore del Centro per la Libertà Accademica, difendendo la signora Ricard.

Alla fine, l’insegnante di matematica ne è uscita a mani pulite e ha ricevuto anche una somma di denaro pari a 95.000 dollari. “Siamo compiaciuti del fatto che siamo riusciti a risolvere questo caso a favore di Pamela, e con questo speriamo che quanto accaduto possa spingere i vari distretti scolastici di tutto il Paese ad appoggiare la libertà costituzionalmente protetta dei docenti nel comunicare onestamente con le classi e i genitori”, ha aggiunto Langhofer.

AP

Come prevedibile, questa situazione non è stata accolta di buon grado dalla comunità LGTBIQ+. “Sappiamo, attraverso vari studi accertati, che a lungo termine, poter affermare il proprio genere quando si è giovani porta ad un maggior benessere psichico per chi non si ritiene etero”, ha commentato Joel Baum, direttore del centro Gender Spectrum, il quale appoggia tutti i giovani che si identificano con un altro genere.

Pamela Ricard

“Stiamo parlando di diritti elementari e della dignità che ogni essere umano dovrebbe avere. Le tue credenze non dovrebbero permetterti di annichilire quella che è la vera essenza di una persona, in questo caso un’alunna che si sente uomo”, ha concluso.